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Santuario dell'Addolorata

immagine ingrandita Santuario dell'Addolorata - Vista Esterna (apre in nuova finestra) La Chiesa della Tragetta, nota anche come santuario dell'Addolorata, è citata in uno scritto del 19 febbraio 1805. In tale data il nobile Pietro Grillo, proprietario della tenuta di Monterosso, cedeva il terreno ed una rendita di 440 lire per edificare il santuario.
Sullo stesso, peraltro abbastanza rovinato, veniva anche riportata quella del 14 agosto 1799 come probabile data di costruzione delle fondamenta collocate però presso l'attuale rocca di Monterosso, dove sono tuttora visibili. Per motivi non accertati 16 si pensò tuttavia di edificare la chiesa in una posizione più visibile dal paese, in corrispondenza delle strade che collegavano Sardigliano con Stazzano e Vargo, da cui deriverebbe il nome "Tragetta", da tragitto o luogo di passaggio. È opinione diffusa, anche se probabilmente errata, che i sassi necessari alla costruzione provenissero dalla vecchia torre della Reguardata, mentre per la strada sarebbero stati utilizzati quelli provenienti dal castello.
L'edificio, secondo il citato documento, rappresentava un ex voto da parte della nobile famiglia Grillo. L'ipotesi dello scampato pericolo da un'epidemia, avvalorata da alcuni testi storici potrebbe essere giustificata in un periodo successivo (vedi epidemia di colera della metà dell'ottocento), tuttavia la costruzione è certa già nel 1816, quindi in periodo antecedente.
Infatti, pur non esistendo dati precisi, è possibile interpretare una lettera del 1830, inviata da don Maria Mazzarini al vescovo, nella quale si richiede l'autorizzazione a dare la benedizione con il Santo Sacramento durante la festa dell'Addolorata alla terza domenica di settembre ".....in una cappella costruita con l'intervento tutta della popolazione, esistente sotto la detta parrocchia e distante quasi un miglio da tal luogo..... che giusta la consuetudine decennale si suole nella festa della B.V. Addolorata....." .
immagine ingrandita Santuario dell'Addolorata - Statua della Madonna (apre in nuova finestra) L'interpretazione di queste date porta a confermare l'esistenza della chiesa intorno al 1820, spostando il periodo al 1816, in seguito ad una circolare redatta dal vescovo il 3 ottobre, la quale stabilisce che la nomina del Priore dell'Oratorio spetta al parroco e che permette inoltre di appurare che la "Confraternita del Santo Sacramento" ha sempre avuto in gestione la chiesa.
Intorno al 1843 sono stati trovati altri documenti, nei quali si parla di una vertenza tra la famiglia Grillo e la confraternita circa la collocazione di un banco di diritto all'interno della chiesa stessa, che il conte Giovanni Battista Grillo desiderava alla sinistra piuttosto che a destra, anche se i maggiorenti o dignitari solitamente sedevano a destra.
Il Consiglio comunale, nella seduta del 31 marzo 1910, su richiesta dell'allora parroco don Antonio Ferrari, deliberò modifiche e riparazioni alla struttura della chiesa per effettuare le quali fu utilizzato un fondo spese di lire 400 depositato presso la Cassa di Risparmio di Cassano.
Il campanile fu edificato nel 1928 con il contributo di tutti gli abitanti del paese.
Interessante ed emblematica, a tale proposito, risulta la storia del padre di Ugo Piella, all'epoca abitante a Sardigliano, che vendette addirittura il bue, sicuramente molto importante per l'economia famigliare, per assicurarsi i soldi da donare alla confraternita per tale opera. Ecco quindi che la moglie, ad ogni suono delle campane, era solita dire: "Luigi, ti senti u bargnò ch' brugia ?".
Si racconta che prima della costruzione del campanile fosse presente una piccola campana del '700, probabilmente installata in una struttura di cui peraltro non resta traccia. Non è stato possibile stabilire la sua provenienza o destinazione, anche se risulta che nel 1948 il parroco don Gualco ne consegnò una di circa 25 kg alla ditta Picasso per rifonderla insieme ai rottami di quelle della parrocchia.
Il nuovo campanile, con relativo coro di tre campane, fu riconosciuto in una lettera del vescovo monsignor Simon Pietro Grassi, del 26 luglio 1930, nella quale vengono date anche precise disposizioni per il corretto funzionamento dell'oratorio:

  • E' autorizzato il suono delle campane per l'Ave Maria del mattino e della sera e per il mezzogiorno ma solamente dopo o in concomitanza con quelle della Parrocchiale;
  • Il suono delle campane dell'Addolorata non dovrà mai mancare durante le processioni parrocchiali del Corpus Domini, dell'Assunta, la sera di Ognissanti dei Morti e nel giorno delle rogazioni alla Cappella;
  • E' pure obbligatorio in occasione dei temporali o di altri pubblici pericoli o minacciati sinistri;
Viene inoltre stabilito che il Parroco, o chi da Lui delegato, dovrà celebrare messa:
  • il venerdì di passione con il successivo canto dei vespri;
  • la IV domenica di settembre, festa dell'Addolorata
  • il lunedì seguente per una più degna conclusione della festa.
Il parroco riceverà l'elemosina di 20 lire per una messa cantata e di lire 10 per una messa letta. Si stabilisce inoltre che devono essere presenti due chiavi di cui una nelle mani del Parroco e una nelle mani del Priore da lui nominato, che ne sarà quindi anche responsabile anche davanti all'Autorità Civile, fermo restando che il Parroco può richiederne l'immediata restituzione.
Inoltre sia la nomina del Priore che del campanaro sono di esclusivo diritto del Parroco e che non è previsto nessun compenso da corrispondere loro. Dall'analisi dei registri è emerso che l'amministrazione ordinaria e straordinaria della confraternita, poteva contare su offerte, legati e contributi dei confratelli così generosi da renderla economicamente indipendente dalla parrocchia.
A conferma di questo, in occasione dell'istallazione del nuovo organo parrocchiale, la confraternita contribuì in modo consistente alle spese.
Risultano documentati anche altri interventi:
  • nel 1876 vennero acquistati dei nuovi banchi ad opera di Paolo Gatti per lire 110;
  • nel 1877 si rifecero i canali di scolo per complessive 142 lire;
  • nel 1890 fu rifatto il pavimento con una spesa di lire 123,30.
Nel 1904, in occasione di una messa celebrata da don Luigi Orione, si raccolsero 30 lire di offerte da destinarsi alla sua Casa Madre mentre nel 1914 fu rifatto l'altare maggiore di marmo con una spesa di 80 lire. È stato verificato che la popolazione, praticamente nella totalità, faceva parte della Confraternita ed esternava sentimenti e manifestazioni di collaborazione decisamente più marcati rispetto ai tempi odierni.
Nel 1911, alla società di Mutuo Soccorso che doveva finanziare le opere di costruzione della sede, fu concesso un prestito di lire 500, prontamente restituito nel 1913 con l'aggiunta di 16,65 lire di interesse. L'attività religiosa è sempre stata scrupolosamente osservata, come si evince dall'elenco delle messe ivi celebratisi.
La confraternita ha cessato praticamente di esistere intorno al 1930, dopo l'avvento del fascismo e la stipula dei Patti Lateranensi, probabilmente essa venne sciolta e non più rifondata. Tranne che nel ricordo di alcuni anziani del paese, nulla è rimasto: arredi, cappe e simboli che ci permetta di ricostruire in modo attendibile lo svolgimento delle loro funzioni e processioni.
La chiesa conobbe un periodo particolarmente triste intorno agli anni 1970 - 80 quando, praticamente abbandonata, fu oggetto di furti o atti vandalici ad opera di zingari e ladri. Agli inizi degli anni 80, grazie all'impegno di don Molo, furono eseguiti sostanziali lavori di restauro.
Le celebrazioni della messa ripresero per la festa di settembre e in occasione di qualche matrimonio.
La chiesa, attualmente, si presenta in buono stato; all'interno è conservata una statua lignea della B.V. Addolorata, anch'essa restaurata intorno al 1980, di cui, peraltro, non si conosce né la data di costruzione, né l'autore.
Al suo interno non è mai stato collocato un organo, benché sia stato predisposto un soppalco per una eventuale istallazione.

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